| I cantieri del Civis slitteranno Riflessioni a mente fredda sul dibattito dedicato al tram su gomma La discussione sul Civis, soprattutto sull´opportunità che passi per il cuore del centro, induce qualche riflessione a mente fredda. 1) Un primo fatto è che non esiste, ad oggi, il progetto esecutivo del tratto più delicato del percorso. Questo rende la discussione poco utile perché fondata su presupposti generici («il Civis passerà per Strada Maggiore»). Ecco perché sono più che giustificate le richieste all´Atc di informazioni dettagliate, mentre appaiono ingiustificate le reticenze dell´azienda (che è sì una spa, ma a capitale pubblico). 2) La seconda questione: com´è possibile che si sia annunciata la data di apertura dei cantieri se non esiste il progetto esecutivo, condizione indispensabile per avere il via libera della Sovrintendenza? In parole povere si sono decisi i lavori senza avere i permessi. E ciò nella consapevolezza delle «perplessità» più volte manifestate dalla Sovrintendenza su questioni affatto marginali come pavimentazione, piattaforme delle fermate e strutture necessarie all´elettrificazione. La Sovrintendenza, com´è noto, ha 120 giorni per dare il nulla osta e in genere non brilla per rapidità, mentre è solita chiedere integrazioni e chiarimenti. Se il Comune presentasse oggi il progetto esecutivo (che a ieri, per ammissione di Atc, ancora non c´era), appare del tutto improbabile che i tempi annunciati possano essere rispettati. A ciò si aggiunga che a tre mesi dall´improbabile apertura del cantiere, soltanto due giorni fa vi è stato il primo incontro («per fare conoscenza») tra Comune e nuovo Sovrintendente regionale. 3) Scartata l´ipotesi di una gestione dilettantesca di un´operazione complessa, sorge il giustificato sospetto che in realtà Palazzo d´Accursio non abbia affatto l´intenzione di iniziare a giugno i lavori per la costruzione in centro storico di un´infrastruttura che da tempo è rimasta orfana dei genitori e persino dei parenti di secondo grado. Allo stato dell´arte, nella migliore delle ipotesi, i lavori di scavo potrebbero cominciare in autunno e cadere dunque in piena campagna elettorale per le amministrative del 2009. In questo modo sulla volata finale verso le urne si abbatterebbero soltanto gli inevitabili disagi, senza offrire all´amministrazione la possibilità di incassare meriti e consensi conseguenti alla realizzazione dell´opera. 4) Fantapolitica? Va bene, ma resta il fatto che i tempi di cantierizzazione sono destinati a slittare comunque di parecchi mesi. Il tempo a disposizione, sempre ammesso che arrivi il via libera della Sovrintendenza, potrebbe essere sfruttato per discutere a fondo di quella che appare la maggiore criticità del progetto, l´attraversamento del centro storico sull´asse Rizzoli-Strada Maggiore e ritorno da San Vitale. Una discussione che coinvolga davvero la città e che non sia relegata in qualche semiclandestina assemblea di quartiere. Perché, per esempio, non mutuare le esperienze di altre città dove in occasione di grandi opere sono stati aperti veri e propri urban center che mettono a disposizione tutte, ma proprio tutte, le informazioni necessarie per farsi un´idea? E che organizzano incontri pubblici mettendo a confronto esperti di diverso orientamento. Il Civis, in fin dei conti, è la cosa più importante che la città abbia progettato negli ultimi decenni con una discreta possibilità di essere realizzata e sarebbe davvero una follia creare le condizioni per ripetere a Bologna l´infelice esperienza che a Firenze ha portato a un lacerante quanto inutile referendum popolare. articolo tratto da repubblica bologna del (07 marzo 2008)
Civis, servono sistemi a basso impatto Parla l'ex ministro Giuliano Urbani, estensore del Codice per la difesa dei centri storici «C´è solo una soluzione per far convivere infrastrutture e centro storico: scegliere mezzi compatibili, leggeri, tanto più moderni quanto meno impattanti». La ricetta è dell´ex ministro ai Beni Culturali, Giuliano Urbani, l´estensore di quel Codice per la tutela dei centri storici che rischia di rappresentare l´ostacolo principale per la realizzazione del Civis. Le banchine che dovrebbero essere addossate ai portici per permettere quello che gli addetti ai lavori definiscono «incarrozzamento a raso», costituirebbero una «crepa» in un organismo fragilissimo, il centro storico della città. Urbani, è possibile stabilire una priorità tra tutela del centro storico e necessità di moderni mezzi di trasporto moderni, veloci e poco inquinanti? In che senso? Quali sono le caratteristiche di questi mezzi moderni? La lotta all´inquinamento, i diritti dei disabili che potranno salire in autobus più facilmente, non sono condizioni ugualmente importanti? Bologna però ha uno dei centri storici più estesi d´Italia, in rapporto alla dimensione generale della città. Anche a Perugia la metrotramvia ha avuto molti oppositori, forse le città italiane sono proprio «allergiche» agli ammodernamenti? articolo tratto da repubblica bologna del (07 marzo 2008) |